C’è anche un po’ di Compagnia dell’Albero nella strepitosa medaglia d’argento vinta dagli Under 19 dell’Italia nei mondiali di categoria di basket disputati al Cairo. Assistente di Coach Capobianco era Fabrizio Ambrassa, responsabile della sezione basket della Compagnia dell’Albero.

Abbiamo intervistato Fabrizio Ambrassa appena atterrato con addosso ancora la medaglia d’argento, quasi come un bambino fa il suo giocattolo preferito. E questo vi fa capire quanto tenga a questo risultato, lui che ha vinto due grandi Slam da giocatore (Eurolega, Campionato e Coppa Italia nella stessa stagione) e avuto numerosi riconoscimenti come allenatore.

Partiamo dall’inizio: quando è iniziato tutto?

Ci siamo radunati il 31 maggio ed è stata una esperienza meravigliosa.

Quale era il tuo ruolo?

Ero assistente di Capobianco assieme a Massimo Galli, che avevo conosciuto ed apprezzato già a Rimini, ho preparato tutti i video prima di ogni sfida.

Le partite le abbiamo viste, ma raccontaci il lavoro che c’è prima di una palla a due.

Al mattino si faceva riunione con tutto lo staff analizzando i video preparati durante la notte, poi si andava in campo a provare le strategie e a fare sedute di tiro. Poi nel pomeriggio ci si preparava per andare al palazzetto a giocare la partita. Una esperienza totalizzante e meravigliosa, di una intensità pazzesca perché in ogni momento della giornata tutti pensavamo a qualcosa per migliorare la squadra e facilitare il compito ai ragazzi.

Nelle tue parole troviamo spesso la parola “meravigliosa”, spiegaci perché!

Meravigliosa è stata la dimensione che ha raggiunto la nostra partecipazione. In fondo 12 ragazzi under 19 hanno fatto innamorare una nazione intera “costringendo” un network come Sky a cambiare il palinsesto e trasmetterci in diretta, contemporaneamente all’impazzimento globale dei social media. Addirittura “abbiamo costretto” il Presidente Federale Petrucci a prendere un aereo e venirci a sostenere e vedere. Più meraviglioso di questo cosa c’è?

Che futuro ha questo gruppo a livello di nazionale?

Intanto 4 di loro non sono ancora andati in vacanza; sono stati aggregati alla U20 in partenza per gli Europei in Grecia. Come squadra invece l’obiettivo è partecipare agli Europei il prossimo anno come Under 20.

Come è stato lavorare in staff?

Nello staff si è creato fin da subito un bellissimo rapporto di fiducia reciproca, rapporto cresciuto di giorno in giorno, fra stupore e consapevolezza, sapendo che l’organizzazione era di grande aiuto per le prestazioni meravigliose dei nostri ragazzi. Devo dire che senza una organizzazione perfetta non avremmo mai battuto squadre con statistiche migliori delle nostre e fisicità superiori alla nostra. Sapevamo di dover fare uno sforzo per tenerle sotto al loro valore. Organizzazione in campo ed organizzazione fuori dal campo.

Parliamo allora di quella fuori dal campo.

C’è uno staff tecnico di allenatori, ma anche una Dirigenza che ha sempre trasmesso fiducia, il rispetto delle regole e la stima verso allenatori e giocatori, che ha informato e comunicato nei tempi giusti per supportare la squadra. Ma senza uno Staff medico di eccellenza non saremmo arrivati fino in fondo, senza un certosino lavoro di valutazione dei carichi e dei tempi di recupero assieme alle terapie più appropriate. Tutto questo fa organizzazione.

Raccontaci qualcosa sfuggita a tutti.

Prima della fine della finale durante un time out ci siamo abbracciati tutti quanti consapevoli di quanto fatto e della forza dell’avversario.

Sportivamente invece c’era un po’ di rammarico sull’andamento della gara e sul fatto che avremmo voluto giocare una finale punto a punto contro un avversario forte e che ha meritato di vincere.

Cosa porti alla Compagnia dell’Albero di questa esperienza?

Ai nostri ragazzi porto le tre C che hanno accompagnato la U19 dell’Italia che vanno bene a qualsiasi livello: Cuore, Cervello, Coraggio. Allo staff invece dico: condivisione, organizzazione e sacrificio. Queste cose ti fanno vincere una medaglia, ma ti fanno migliorare sia come individuo che come gruppo, consapevoli che la crescita avviene passo dopo passo, col lavoro quotidiano.

(Intervista di Andrea Serri)