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Senza farla troppo lunga sul valore educativo dello sport, la Compagnia, letteralmente nata attorno ad un gruppo di compagni di classe di liceo, di alcuni loro amici e di vari altri personaggi (alcuni veramente personaggi!) che come milioni di loro coetanei in tutta la vecchia Europa ed in gran parte del resto del pianeta si trovavano il sabato pomeriggio per giocare il calcio in un piccolo parco della periferia ravennate tra l'85 e il '94, promuove oggi il calcio ed il rugby dilettantistico in Romagna con l'intenzione anche di diffondere e rafforzare tra i suoi uomini e donne alcuni principi morali che fanno parte ormai, dopo tanti anni, del nostro stesso sangue (o DNA, per chi ama più la scienza della poesia.).
Nasciamo col calcio:
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| 100% passione |
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Dilettantismo è la prima parola importante di questa storia. Fare sport per diletto.
C'è un grande insegnamento da trarre da tutto ciò che facciamo senza un riconoscimento economico, spinti da qualcos'altro di positivo. Vale per tutti i tempi, forse nel nostro in maniera particolare.
Anche il lavoro, la sua giusta retribuzione, la professionalità sono valori importanti.
Ma crescere come squadra negli anni, organizzarsi meglio come società, coinvolgere persone, assumere sempre nuove responsabilità di ogni genere: gestionale, educativa, di rapporti umani o anche solo tenersi in allenamento per passione, rispetto di se stessi e degli altri è nella grande maggioranza dei casi qualcosa che va al di là della soddisfazione di un lavoro ben fatto e ben pagato.
Dunque dilettantismo, diletto, divertimento ovvero passione pura.
Nella tarda estate del 1994 un gruppo di quei ragazzi si iscrive ad un campionato di calcio amatoriale a Ravenna.
Il settembre del 1994 diventa un inizio, la fondazione, anche se il nome della Compagnia non è ancora questo.
Una cosa nata per gioco ha un nome nato per gioco: Landiers.
Chi vuole farsi raccontare tutta la storia deve chiedere a Franz o a Luca, Francesco, Giovanni, Claudio, Antonio, Gigi o qualcun altro dei "vecchi", avere tempo per ascoltare e la stessa indulgenza che avrebbe se si trattasse di ricordare quei giochi anche un po' sciocchi che si fanno tra maschi (nessuno escluso) quando si hanno attorno ai diciotto anni o poco più, e che forse ancora qualche volta continuiamo a fare...
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Compagnia dell’Albero - Società Polisportiva Dilettantistica a R.L. - Fondata nel 1994
Via Giordano Bruno, 1 - 48100 Ravenna - P.IVA 02206610392 - Telefono Sede: 334.6729230
Tel. Campo Sportivo: 0544.65220 - Fax: 0544.435001 - E-mail: info@compagniadellalbero.it
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Dilettantismo è la prima parola importante di questa storia. Fare sport per diletto.
C'è un grande insegnamento da trarre da tutto ciò che facciamo senza un riconoscimento economico, spinti da qualcos'altro di positivo. Vale per tutti i tempi, forse nel nostro in maniera particolare.
Anche il lavoro, la sua giusta retribuzione, la professionalità sono valori importanti.
Ma crescere come squadra negli anni, organizzarsi meglio come società, coinvolgere persone, assumere sempre nuove responsabilità di ogni genere: gestionale, educativa, di rapporti umani o anche solo tenersi in allenamento per passione, rispetto di se stessi e degli altri è nella grande maggioranza dei casi qualcosa che va al di là della soddisfazione di un lavoro ben fatto e ben pagato.
Dunque dilettantismo, diletto, divertimento ovvero passione pura.
Nella tarda estate del 1994 un gruppo di quei ragazzi si iscrive ad un campionato di calcio amatoriale a Ravenna.
Il settembre del 1994 diventa un' inizio, la fondazione, anche se il nome della Compagnia non è ancora questo.
Una cosa nata per gioco ha un nome nato per gioco: Landiers.
Chi vuole farsi raccontare tutta la storia deve chiedere a Franz o a Luca, Francesco, Giovanni, Claudio, Antonio, Gigi o qualcun altro dei "vecchi", avere tempo per ascoltare e la stessa indulgenza che avrebbe se si trattasse di ricordare quei giochi anche un po' sciocchi che si fanno tra maschi (nessuno escluso) quando si hanno attorno ai diciotto anni o poco più, e che forse ancora qualche volta continuiamo a fare...
A comprare le maglie andarono Luca e Antonio. Troppo entusiasmo: addio estetica!
Stabilirono che assolutamente dovevamo farci notare il più possibile (Luca), e che per risparmiare sulla seconda maglia (Antonio) bisognava sceglierne una che nessun altro iscritto al torneo avesse. Ecco perché l'arancione.
L'Olanda di Cruyff, quella di Van Basten, Gullit e compagni non c'entrano niente.
Per anni con quella prima maglia di acrilico pesante presa a basso costo, arancione sparato (ancora oggi! Ma con che veleno erano tinte?), senza stemma ne sponsor, col colletto e i polsini bianchi da collegiale, il numero in plastica finta pelle incollato che non usava già più dai mondiali dell'82, abbiamo fatto le nostre esperienze, e che esperienze, sui campi infami della più umile delle categorie vestiti come degli stradini.
Arancio ANAS.
Ci siamo davvero divertiti. E abbiamo cominciato, alcuni di noi hanno cominciato, a pensare che magari poteva anche non finire subito...
Non molliamo mai! Qualsiasi risultato, a qualsiasi minuto, contro qualsiasi squadra, anche con la nostra peggiore formazione, anche decimati.
Nessuna squadra che la Compagnia abbia schierato finora negli anni ha mai giocato veramente un buon calcio, con un po' di continuità, con degli schemi imparati anche solo decentemente, ma chi ha giocato contro di noi può testimoniare che quello della grinta fino all'ultima energia, finchè c'è un po' di fiato nei polmoni, è il nostro Spirito.
Qualche pecora nera l'abbiamo avuta e l'avremo, qualcuno che a corto di ossigeno nel cervello la combina grossa mollando i fratelli nella battaglia può succedere che ci sia.
Eppure, come avviene per le persone così per le istituzioni degli uomini, abbiamo messo su un nostro carattere.
Che ci piace e che ha la complessità di chi più ha speso tempo, passione, amore in definitiva per il gruppo e per l'impresa.
Caparbietà, nervi, anche troppi, orgoglio. Attenzione e intelligenza fuori dal campo, cuore in the battlefield (come direbbe Francesco).
Quando vinciamo o quando perdiamo lo facciamo col cuore.
E i buoni Padri passano le buone tradizioni ai figli.
Così chi entra nella Compagnia viene naturalmente pesato per il carattere prima che per i piedi.
Comprese e maturate queste cose e appurato che non ci sono limiti alla Provvidenza purchè ci si batta per quello in cui si crede, arriva il momento di nuove scelte.
2004, dieci anni dopo. Il miglior modo di festeggiarli è stato semplicemente quello di osservare che tanti hanno ancora la stessa voglia di allora.
Il 2004 è un secondo inizio. Non c'è solo l'iscrizione al campionato della Federazione Nazionale. Come sempre per noi la categoria conta solo relativamente, è un teatro di guerra come un altro per i nostri giochi di battaglia.
E' tutto un poco più complicato, ci sono nuovi ruoli, nuove idee, ci sono nuove facce, c'è un allenatore vero, soprattutto ci sono i "giovani" che sono quello che eravamo noi nel '94.
Questo, per la squadra, è la cosa che conta di più: lasciare il testimone in buone mani.
Proprio col pensiero al testimone da lasciare e ai tanti anni volati velocissimi, faticosi ed entusiasmanti, non potevamo non provare a fare della nostra esperienza una organizzazione che si occupasse dei "piccoli".
Il settore giovanile, per tramandare passione, cultura sportiva e lo stesso divertimento che abbiamo provato noi.
Così alcuni di noi hanno trascorso il 2005 in cerca di persone che potessero incarnare il progetto di passare il nostro Spirito (vedi sopra) ad altre generazioni.
Ah, scusatemi! Vi prego di passarmi l'abuso di parole come spirito, passione, cuore, amore; non volevo fare della teologia a buon mercato.
E' solo che siamo fermamente convinti dell'importanza educativa dello sport.
E' un'esperienza di vita che segna, nel bene e nel male.
Solo famiglia e scuola incidono così tanto negli anni decisivi dell'adolescenza (nelle situazioni di vita fortunata/normale, naturalmente).
A noi ha messo benzina, energia per il futuro.
A molti, in altri contesti, dobbiamo purtroppo ammetterlo, cattivi maestri ed equivoche situazioni hanno lasciato idee sbagliate. Sulla vita in definitiva (mica poco!).
Fardelli caratteriali, insicurezze che tanti si trascinano per lunghi anni, alcuni per sempre.
Ed ecco il senso dell'impegno che ci prendiamo coi ragazzi: rimboccarsi le maniche, soffrire un poco per divertirsi, gioire con gli altri e crescere sani. Per molti può sembrare solo un sacrificio, per noi significa rendere sacro qualcosa attraverso il nostro lavoro e allora la responsabilità nei confronti dei più piccoli non può che essere seria e totale
Il concetto di Compagnia è antico quanto quello di Occidente, fa parte della sua storia, è legato a quello di fratellanza, comunità di intenti.
Sono esistite nei secoli ed esistono compagnie di ogni genere: militari, religiose, teatrali, commerciali, di mutuo soccorso etc...ed hanno trovato in Italia, cuore dell'Occidente, una terra d'elezione, uno spettacolare sviluppo, soprattutto nel medioevo a torto troppe volte considerato un'Era di decadenza.
Le compagnie erano associazioni di uomini liberi preparate ad organizzare e portare a termine una missione con dedizione e grande senso di appartenenza.
Naturalmente a tutti viene immediato il paragone tra uno sport di squadra e una compagnia d'armi.
Come nello sport anche nelle compagnie d'armi il tempo della battaglia non era che una piccola parte rispetto a quello che veniva dedicato all'organizzazione, al reperimento dei mezzi di sostentamento, all'acquisto e alla manutenzione dell'attrezzatura, all'addestramento, alla logistica.
La gran parte delle energie e degli uomini erano dedicate a questo: organizzazione.
Il condottiero era colui che dirigeva tutto questo e in più andava a procurare ingaggi, sceglieva gli uomini, si curava del morale della compagnia, decideva, secondo un sistema che comprendeva di consultare tutti gli altri cavalieri e non solo loro, quali campagne militari intraprendere, quali scontri affrontare.
Compagnia della Stella, Compagnia di San Giorgio, Compagnia del Cappello, questi alcuni dei nomi di celebri "squadre" di fratres, fratelli, come si chiamavano tra loro i guerrieri...
Recuperare la capacità di sentirsi fratelli in un'iniziativa come quella di una società sportiva nella vita moderna e a volte, fuor di retorica, un po' troppo superficiale è per noi una necessità che non ha deroghe.
Solo così, nella migliore tradizione dell'umanesimo italiano, persino quello guerresco del nostro antico e ricco passato, è possibile affrontare l'impegno non certo facile di tenere un gruppo unito attorno all'ambizioso progetto di essere buoni maestri.
Accrescendo la stima per se stessi e per i propri compagni e il rispetto per gli avversari.
Solo così si può insegnare ad accettare degnamente una sconfitta e ad assaporare nella maniera corretta il gusto della Vittoria.
La nostra è la Compagnia dell'Albero. Simbolo principe della vita, rappresentato con le radici scoperte i rami stesi e le foglie faccia al sole come per mostrare l'orgoglio di buoni frutti che vengono da robuste radici. L'albero simboleggia anche l'unione dei suoi diversi elementi.
Seme, poi germoglio e dopo radice, linfa, tronco, rami, frutti. A ciascuno il divertimento di trovare le tante analogie con i legami tra gli uomini: famiglia, amicizia, imprese portate a termine insieme, collaborazione che porta frutti ma anche la cura necessaria che si deve prestare ad una giovane pianta perché cresca diritta, forte.
In un epoca che cerca di cancellare le differenze per comodità, per paura del confronto e per non dover affrontare fantasmi del passato ma che così rinuncia alla propria storia, identità, carattere, noi teniamo in particolar modo al nostro timbro di voce, alla parte viva e sana delle radici.
Un club sportivo ha quella degli uomini che la compongono, del campo in cui giocano, della città in cui vivono della regione in cui si innerva questa città.
Il nostro motto è Serva Jugum che significa "conserva il vincolo".
Conserva l'amicizia, la fratellanza, gli affetti, il senso di appartenenza a qualcosa che viene da molto lontano nel tempo ma che è parte di quello che siamo oggi.
Conserva qualsiasi vincolo positivo che fa di te quello che sei di buono, ma anche: allaccia nuovi legami, coltiva relazioni e non lasciarle cadere nel nulla.
La tua famiglia, i tuoi amici, la squadra, la scuola, la parrocchia, il quartiere e tutta la sua gente, Ravenna, la Romagna, l'Italia, l'Europa, l'Occidente...(mettete voi il resto se ci riuscite!).
Dal 1999 la Compagnia è attiva anche nel rugby. Uno sport riconosciuto da tutti come portatore di una nobile tradizione di agonismo e fair play anche ai più alti livelli e che non accenna a flettere nonostante l'introduzione del professionismo dalla fine degli anni ottanta.
Da questo grande gioco, forse la migliore rappresentazione di battaglia campale che si riesca ad immaginare, tutta la Compagnia ha molto da imparare.
Il lavoro svolto fin ora è consistito nello sviluppare questo sport a livello giovanile a Cesena, città che ha la società più strutturata in Romagna.
Dimenticavo: nel maggio del 2000 una selezione di giocatori ha indossato a Forlì una muta interamente rossa con un gallo sul petto. Rappresentavano la Romagna e sfidarono Bologna allora in serie A. Erano presenti forlivesi, cesenati, riminesi, imolesi e ravennati, tutti giocatori di serie C. Persero 98 a 0 battendosi fino alla fine nel miglior spirito del rugby. Finirono la partita stremati ma diedero al pubblico che li guardava il magnifico spettacolo, dopo aver onorato i vincitori e prima di affrontare il terzo tempo a base di piada e sangiovese, di stringersi in cerchio attorno al capitano e intonare con orgoglio "Romagna mia".
Brividi senza retorica per tutti!
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